Con il Decreto Legislativo n. 78 dell’8 aprile 2026, l’Italia adegua ufficialmente il Codice del Consumo (D. Lgs. n.206/2005) al nuovo Regolamento (UE) 2023/988 sulla sicurezza generale dei prodotti (GPSR).
Il cambiamento introdotto da questo decreto va però ben oltre la semplice sicurezza del prodotto. Cambia il livello di responsabilità dell’impresa e cambia il modo in cui le Autorità valuteranno l’organizzazione aziendale.
La sicurezza dei prodotti non viene più considerata come una mera questione tecnica o documentale, ma come un elemento centrale della governance aziendale e della gestione del rischio d’impresa.
Il nuovo quadro normativo europeo rafforza in modo significativo gli obblighi di produttori, importatori, distributori e operatori dei marketplace online. Le imprese devono oggi essere in grado di dimostrare, in qualsiasi momento, di avere processi efficaci per garantire che sul mercato vengano immessi esclusivamente prodotti sicuri, anche nelle vendite online e nei canali digitali.
Il decreto introduce inoltre un rafforzamento del sistema di vigilanza del mercato, della cooperazione con le Autorità e degli strumenti digitali di segnalazione e controllo, come il Safety Gate (sistema di allerta rapido, ex Rapex) e Safety Business Gateway (sistema di notifica di prodotti pericolosi).
Il sistema sanzionatorio (art.112 del codice del consumo) è stato rivisto introducendo ipotesi penalmente rilevanti in caso di immissione sul mercato di prodotti pericolosi (i.e. non sicuri).
Questo significa che le aziende non possono più limitarsi ad avere documentazione tecnica formalmente corretta ma devono dimostrare di possedere un sistema organizzativo realmente efficace, capace di controllare la supply chain, monitorare il mercato, gestire reclami e incidenti, attivare rapidamente richiami e coordinare in modo strutturato funzioni come Regulatory Affairs, Qualità, HSE, Supply Chain management e Marketing.
In pratica, un prodotto non conforme/non sicuro, se non correttamente gestito, può oggi trasformarsi in un rischio economico, reputazionale, operativo e, in determinati casi, anche penale.
Le imprese che continueranno a considerare la compliance regolatoria come un semplice adempimento burocratico rischiano di sottovalutare uno dei principali fattori di esposizione aziendale del prossimo futuro.
Scrivimi per ogni approfondimento sull’argomento.
Dott. Chim. Gabriele Scibilia